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Sudore, fatica, obiettivi e tanta emozione

Sudore, fatica, obiettivi e tanta emozione

Ultramaratona del Passatore

Cielo basso, grigio come a novembre, grosse gocce di pioggia che macchiano il palazzo di fronte, ma non importa, anche se siamo a giugno, perché io sono altrove… io sono tornata a una settimana fa’, col sole che brucia la pelle e le gambe ancora fresche, all’inizio di quel viaggio che la mente non si stanca di ripercorrere…il Passatore!

Sognato, desiderato, amato e finalmente avuto, che ora che è lontano già ti manca, proprio come un uomo che ti fa battere il cuore…ma meglio: meglio, perché qui non ci sono delusioni o compromessi, meglio perché nell’endurance il confronto è solo con te stesso, con le tue gambe, il tuo corpo, il tuo cervello, la tua fatica e il tuo coraggio…

E allora, col sorriso sulle labbra, ritorno alle tappe di questo sogno: dai primi allenamenti in inverno, con le mani gelate e le gambe stupite di una fatica nuova, alle ripetute in salita col gps sempre acceso per la smania assurda di sapere il passo anche in un 200 metri, fino all’ultimo lavoro bigiornaliero, uno col sole del pomeriggio e uno nel buio della notte per simulare quello che sarà in gara…e la voglia di esserci e nello stesso tempo la paura…e poi eccolo lì finalmente , il “passator cortese” che tanto mi sono raccontata , “re della strada, re della foresta”!

Firenze, Fiesole, Vetta le Croci…il sole non è un nemico e la salita nemmeno, il paesaggio è magnifico, il pubblico di più, e ad ogni applauso mi viene la pelle d’oca, anche a 30 gradi… così i primi 31 km volano veramente via veloci, e sopporto perfino senza crisi di nervi il fatto che l’amato gps non prenda il segnale, se non dopo una decina di km!

Poi inizia la salita, quella vera, e un po’ di paura, siamo onesti, la fa: non ho provato il percorso, ma l’altimetria sulla piantina è stata il mio livre de chevet di questi mesi… e so che la strada sale inesorabilmente per circa 17 km, di cui gli ultimi veramente a pendenze difficili, e a guardare su, ora, sembra proprio una montagna da scalare…Eppure.. fatico, rallento, ma non cammino mai, neanche un metro, nemmeno quando i tornanti sono davvero ripidissimi… il gps, che ora funziona, lo guardo spesso, ed è incoraggiante: arrivo in cima al passo della Colla con una media di 6.09 min/km, le gambe dure, ma in spinta.

Il tifo, poi, è galvanizzante e per una donna, devo ammetterlo, ancora maggiore: ti scalda il cuore, ti esalta…io saluto, sorrido, allungo la falcata, mi sembra di avere il peggio alle spalle!

E nonostante la matematica non sia proprio il mio forte, nei primi km di discesa, mentre a sprazzi mi godo l’imbrunire su una splendida campagna di sapore bucolico, riesco anche a formulare un’ipotesi di proiezione…che, a voler essere ottimisti, potrebbe essere grandiosa: sotto le dieci ore!

Ma non è così…peccato di “ubris”, che agli dei naturalmente non sfugge!

…perché la gara, come mi avevano detto, inizia a Marradi, km 65…

Marradi, croce e delizia di tutti i “passatori”, dove arrivo col primo buio, le gambe stanche e la dolorosa consapevolezza che mancano ancora 35 km!

I ristori sono sempre ogni 5 km, sempre perfetti, forniti di tutto e specialmente di sostegno umano, ma questi 5 km si dilatano, diventano lunghissimi…e tra l’uno e l’altro, eterni pezzi di buio pesto, dove una strada ignota si snoda come non hai più la forza di immaginare e comunque tutt’altro che in discesa… dove sei solo con la tua testa, la tua voglia di andare avanti e le tue gambe che invece si ribellano.

Ogni tanto, appaiono i led di qualcuno davanti a te o la luce oscillante di qualcun altro alle tue spalle, ma anche se si corre appaiati per un poco si resta in silenzio, tutti stremati e ognuno perso nel proprio viaggio solitario.

Crisi vere e proprie ne ho due, una tra il 70 e il 76 km , e una intorno al 93 km… non succede niente di che, non ho crampi, non mi fermo, non cammino… solo che, banalmente, non ho più energie, il corpo dice basta… nausea, capogiro, lo stomaco che si rifiuta di ingerire cibo pur avendone estremamente bisogno…

Il gps lo guardo sempre meno, e non più per controllare il passo, che tanto non sarei in grado di cambiare, ma per capire quanto mi separa dal ristoro successivo, che diventa ormai un vero e proprio miraggio…

Però non mollo, qualche zuccherino mandato giù a forza, tanta acqua, e riparto. Sono addirittura costante, nonostante la fatica sembri dire il contrario.

Le crisi passano, e i km anche….e quando penso che ne mancano solo più 15, poi 12 a Brisighella, poi 10…le forze tornano, e riesco perfino a godere del pubblico miracolosamente presente anche di notte, del profumo dei tigli, delle lucciole che lampeggiano nella collina e mi riportano a ricordi dolci di infanzia..

E poi arriva quel viale lungo, deserto, tante volte visto nei video… e anche se sono passate più di 10 ore, mi sembra solo poco fa’ che si partiva da Firenze, e ora è notte, sono a Faenza, e ho corso per quasi 100 km…

Il cartello 99 è qualcosa che non si può spiegare: la fatica svanisce, il tempo si azzera,  tu corri e basta, sei felice e basta…la falcata è di nuovo lunga e svelta, la gente ti acclama, tu sorridi… vedi il traguardo, alzi le braccia, sorridi ancora e ancora… sorridi al pubblico e sorridi  a te stessa, e ti senti veramente “regina della strada , regina della foresta”, per quello che hai desiderato e sei riuscita ad ottenere…

Che, per la cronaca, è anche un ottimo risultato da esordiente, 10h.40, 6.24 min/km, 159 assoluta…ma questo è secondario, l’emozione è tutto.