Skip to main content

Una bella lezione di vita: Enrico Garavelli e la sua esperienza

Una bella lezione di vita: Enrico Garavelli e la sua esperienza

Finalmente a casa!

Solo adesso posso dire di avere concluso la Red Bull Romaniacs Silver per la quarta volta, unico italiano al traguardo.

Gara quest’anno cominciata male in quanto nella qualifica, per evitare un tappo di piloti, sono stato costretto ad una via evitata da tutti in quanto presentava ostacoli moto alti e molto stretti: i peggiori.

Di fatto la moto si è incastrata e ho impiegato parecchio tempo per liberarla, con il risultato che il giorno dopo sono partito 85esimo su 120.

Il primo giorno di off road, durissimo, è stata quindi una corsa al recupero. Ahimè partendo con i piloti “meno abili” i tappi si susseguono, e a volte sono davvero impossibili da aggirare. La prima giornata è stata uno sterminio: arrivati in fondo 36 su 120. Un ritardo ad un check point di 3 minuti mi fa anche assegnare dalla direzione di gara 200 minuti di penalità: un’eternità! Per fortuna, tuttavia, essendo arrivati solo 36 piloti, risulto 36esimo anche se con un ritardo enorme.

Il secondo giorno è di nuovo molto duro. Cerco di recuperare nel brutto e concludo 34esimo: vista la penalità, non è male.

Il terzo giorno parto bene e mantengo un ritmo elevato: concludo 19esimo.

Il quarto giorno comincia molto bene, supero molti piloti della mia classe, finchè mentre cerco di sorpassare in velocità un pilota più lento, questo mi taglia la strada al’improvviso, costringendomi contro un terrapieno; l’impatto è molto violento. Mano dolorante, sanguinante, tre unghie nere e gran dolore alla coscia sx con lividone a forma di continente africano…

Pazienza! Anche se il dolore e la fatica si fanno sentire pesantemente, è l’ultimo giorno, si stringono i denti.
Arrivo al check point con molto anticipo sugli avversari: è praticamente fatta!

E invece no!

L’esperienza insegna, anche questa volta, che non bisogna mai calare il ritmo e l’attenzione, in quanto, complice il dolore alla coscia, ed una discesa infernale (di quelle per cui è famosa la Romaniacs), sull’orlo di un precipizio, mi sbilancio: troppo tardi! La moto cade nel burrone e resta agganciata ad un piccolo albero, ma… a ruote in aria.

Impensabile tirarla su da solo, e certo nessuno si fermerà per dare una mano ad un avversario. Esamino attentamente il terreno scosceso, non c’è nessun appiglio. Anzi, un piccolo appiglio ci sarebbe, una sporgenza nella roccia che con molta fortuna potrebbe ospitare una delle ruote.

Sganciando dall’albero la moto, questa compie un giro completo, e si ferma sì sulla sporgenza, ma con una pedana anzichè con le ruote. Così non va proprio bene, perchè il terreno è troppo verticale per pensare di spostare la moto.

Infatti, appena provo a muoverla, la moto incomincia a precipitare nel vuoto, ribaltandosi infinite volte.
Non riesco neppure a vedere dove stia andando.

Resto senza parole…

Infuriato per il grossolano errore commesso, infuriato per dovere ricorrere ai soccorsi (non l’ho MAI fatto in vita mia!) e infuriato per essere costretto a terminare la gara, qui ed ora.

Mi obbligo a riflettere per 10 minuti. Ho il numero telefonico dei soccorsi in mano, ma non voglio chiamare, non voglio mollare.

Così decido di calarmi nel dirupo e vedere dov’è andata a finire la moto. Camminare è impossibile, troppo ripido, allora mi siedo e scivolo col sedere afferandomi qua e la agli alberi. Scendo un centinaio di metri e trovo la moto, rovesciata. Il manubrio è molto piegato, qualche plastica penzolante ma nell’insieme sembra ancora in grado di funzionare.

Provo nuovamente a mettere la moto diritta, ma il terreno è troppo pendente, scivoliamo di nuovo, io e lei, per una ventina di metri, e, poi di nuovo, finchè finalmente ci fermiamo, io e lei, in un posto dove la pendenza è minore. Le mie forze sono esaurite da molto tempo, la temperatura è di quasi 40° e non c’è un filo d’aria. Per fortuna ho ancora la mia Acqua.

Decido di prendere fiato altri 10 minuti. A questo punto è evidente che io debba chiamare i soccorsi, dai quali però verrò anche bistrattato, in quanto non avrei dovuto portare la moto così in basso. L’idea di telefonare continua a ripugnarmi… Pertanto vado ad ispezionare, esausto, con il GPS il terreno sottostante e scopro che parecchie decine di metri più in basso passa il percorso della categoria Bronze. Se arrivassi li sarei salvo.

Faccio ancora rotolare la moto, e riesco con non pochi sforzi a rimetterla in piano. Sono sempre più sfinito.
Ma la moto funziona? Aziono appena l’avviamento elettrico, e la moto parte! Allora raddrizzo il raddrizzabile, compresi i neuroni, e riparto.

Trovo il percorso Silver: ce l’ho fatta!

Anche se mi cacceranno per ritardo, al primo check point, ce l’ho fatta da solo e con dignità! Di più proprio non si poteva fare…

Con mio grande stupore al check point successivo non sono cacciato e così ho potuto, seppur con un sforzo disumano, concludere le restanti 3,5 ore di percorso.

Risultato: una 52esima posizione di giornata, la quale mi permette di concludere la gara con un preziosissimo 34esimo posto.

In tutto questo desidero ringraziare le Persone ed i Marchi che mi sostengono: in particolare la concessionaria Tecnobike di Nizza Monferrato, la Abekom e Naturaid Mg Water (Acqua che in tutte queste disavventure, mi ha mantenuto lucido e… non mi ha fatto venire nemmeno un crampo), Liqui Moly e Goldentyre.

Senza tutti questi Amici per me sarebbe stato impossibile vivere queste meravigliose esperienze.

Alla prossima avventura,

Enrico Garavelli
Red Bull Romaniacs 2015

Guarda la scheda completa dell’atleta: Enrico Garavelli